Lotte interne tra fazioni contrapposte hanno insanguinato anni e anni Pistoia specie a partire dal XIII secolo. All’origine di tutto sta la casata dei Cancellieri, il cui capostipite pare fosse un certo Sinibaldo, vissuto nel XII sec. e soprannominato il Porcone, non si sa se a causa della sua ingordigia, degli appetiti sessuali o della disonestà.
Forse era figlio illegittimo, ma quel che è certo è che imparò a leggere e scrivere e riuscì ad entrare, non si sa con quale ruolo, in Comune a Pistoia, ponendovi le basi del suo grande potere. Non fu mai rinnegato, nonostante la pessima reputazione, e da lui sembra derivare lo stemma caratteristico della famiglia Cancellieri, su cui campeggia un maiale. Suo figlio Cancelliere dette il nome alla famiglia, guelfa, schierata con il Comune e il popolo contro i nobili e i magnati, rappresentati invece da un’altra potente famiglia pistoiese, i Panciatichi, di parte ghibellina.
Alla fine del 1200 i Cancellieri dominavano Pistoia e dai figli di Cancelliere, Ranieri e Amadore, si originarono anche da noi, analogamente a quanto accadeva a Firenze, le due fazioni dei Bianchi e Neri: i due fratelli capeggiavano parti in contrasto, sia per ragioni politiche e patrimoniali che per fatti di sangue. Gli scontri tra loro si protrassero a lungo, ma poi, soprattutto a seguito delle imprese di Castruccio nella battaglia di Montecatini (1315), i contrasti in seno alla famiglia Cancellieri si sanarono e questa ritornò compatta, a fronteggiare per tutto il ‘300 i Panciatichi nella lotta per il predominio in città. Fu proprio la sete di potere che contrapponeva le due casate a favorire la decadenza del Comune e le mire fiorentine su Pistoia: Firenze riuscì così a sottometterla, anche grazie ad un escamotage, nel 1401. Ma nemmeno la conquista di Pistoia da parte di Firenze riuscì a porre fine agli antichi dissidi tra le fazioni facenti capo alle due casate, che durarono fino al 1529.
Fonte fotografia: Gioele Fazzeri






