Redatto per La Nostra Pistoia
Quante volte ci sono stata coi miei da bambina e poi da ragazzina, d’estate, quando passavo le vacanze a Pian di Novello. Ricordo le pietre delle mura del rifugio dismesso, i sassi su cui ci fermavano a mangiare e la mamma a prendere il sole, i tritoni (piccoli anfibi) che nuotavano nell’acqua scura: sì, perché il Lago Nero si chiama così per il riflesso cupo delle sue acque, che poi fluiscono nel fiume Sestaione, maggior affluente del Lima, a sua volta maggior affluente del Serchio.
Di origine glaciale, questo bacino lacustre si trova sulla nostra montagna, a 1730 m di altitudine, circondato da vette che arrivano quasi ai 2000 m, come l’Alpe Tre Potenze. Intorno allo specchio d’acqua pietraie e piante di mirtillo, che spesso il babbo coglieva con il “pettine”, ma anche arbusti come il pino mugo e più in là, nel bosco, faggi. Ci si può arrivare partendo dall’Abetone, dalla località Le Regine: in due ore e mezza circa, camminando attraverso il sentiero 102 CAI, che all’inizio risale un bosco di faggi e abeti e quindi continua in piano e leggera salita, fino a congiungersi con il 104 vicino a un acquedotto, per poi andare in salita sino all’arrivo. Oppure in alternativa da località Fontana Vaccaia: in auto, lasciando la statale che porta all’Abetone, si imbocca sulla sinistra la strada asfaltata che conduce anche alla Riserva Naturale di Campolino; nel piazzale della Valle del Sestaione si parcheggia e si inizia a piedi una sterrata che successivamente diventa sentiero, il 104 appunto, che si ricongiunge al 102 salendo nel bosco per raggiungere il Lago Nero (2 ore di cammino).
Il percorso non è troppo faticoso (media difficoltà) e vale sicuramente la pena, specie in estate. Arrivati in cima ci si può fermare al Rifugio Alpino del CAI, oggi risistemato e con un bivacco sempre aperto e, se si ha fortuna, si possono intravedere marmotte e pernici o l’aquila reale.
Fonte fotografia: Cristian F.






