In tante belle visuali della zona nord-orientale della piazza del Duomo, nei primi anni del Novecento,sono protagonisti il Palazzaccio, la torre di Catilina prima dei restauri (fantasiosi,alquanto arbitrari), i lampioni artistici della pluripremiata Fonderia Michelucci … Ma ciò che colpisce di più, per la sua imponenza, le sue stranezze architettoniche,il suo presunto ruolo nella piazza, è appunto il “Palazzaccio”…
Fonte fotografia: Paolo Cerretini – Il palazzaccio e la statua del Cardinale Forteguerri, antecedente al 1933, edizioni Pagnini
Iniziato nel 1528, probabilmente costruito sulle rovine di un precedente Palazzo del Popolo, molto più avanzato verso la Cattedrale come posizione, aveva un disegno di tale Giovanni D’Alessio D’Antonio Ungaro, famoso architetto fiorentino specializzato in fortificazioni. Il nuovo edificio era forse troppo ambizioso per una città come Pistoia, lo stile Rinascimentale mal si accostava al resto degli edifici medioevali della piazza, e, come succedono tante cose oggi, penetrando l’inerzia, non fu mai portato a termine… La costruzione riprese tuttavia nel 1631, per creare manovalanza dopo una carestia e una peste. Nessuno però trovò una destinazione di uso adatta, e passati i guai, i lavori terminarono con gravi lacune e mancanze. Si fece cassa spezzettandolo, a favore di privati. Acquisì con il tempo una fama sinistra.

Ospitò nei sotterranei una lugubre locanda per beoni, chiamata appositamente “L’Inferno”… Vi era anche una prestigiosa tipografia però , “L’Arte della Stampa”, che produceva anche cartoline che ci ricordano la Pistoia che fu. La trattoria e la tipografia chiusero bottega nel 1934, quando iniziò la dismissione di quello che era definito la vergogna di piazza del Duomo, anche se, per certi poeti o personaggi sensibili, piacevano la sua rusticità, le sue stramberie. Nel 1938, non vi era più traccia del manufatto. Il cavalcavia di Porta Lucchese fu costruito anche con le sue macerie. Si pensò, una volta abbattuto il vetusto sgorbio, di lasciare un “buco” panoramico, e si potè intravedere per qualche tempo inediti scorci della punta del Campanile della chiesa del Carmine. Ma la pretesa di un nuovo edificio in stile neorinascimentale che poteva chiudere in modo roboante l’angolo inatteso prevalse sulla ragione.
E ci ritroviamo con l’attuale Palazzo del Governo, che, ironicamente, ha anch’esso un qualcosa di incompiuto, strambo,estraneo…
Fonte copertina: Paolo Cerretini – Veduta del Palazzaccio nel 1915 e lampioni artistici del Michelucci, edizioni C.I.F.






