Pistoia, città medievale, naturalmente era, come tutte le città del tempo, fortificata per difenderla dai nemici. Pochi pistoiesi sanno che della prima cerchia di mura cittadine oggi rimangono pochissimi resti. Essa risale con ogni probabilità al periodo del regno longobardo sulla nostra città , tra il VII e l’VIII sec. e, anche se non si hanno certezze, pare fosse dotata di fortilizi e torri a pianta quadrata o circolare, con porte che permettevano l’accesso al centro abitato.
Probabilmente queste ultime erano collocate in direzione delle principali vie di comunicazione che collegavano la città con Lucca, l’Appennino, Firenze e il Montalbano e si trovavano più o meno nella posizione di quelle che furono create nelle fasi medievali successive; i loro nomi a volte derivavano da quello della zona subito al di fuori di Pistoia a cui conducevano a volte da altre caratteristiche: a nord la Porta Putida (ovvero maleodorante), tra lo sdrucciolo del Castellare e via de’ Rossi; a sud la Porta Gaidoaldatica o Gaialdatica (poi Caldatica, dal nome del medico Longobardo Gaiodald), nell’area dell’attuale piazza San Leone; a est la Porta San Pietro, posta in fondo all’odierna via della Torre, cui poi si aggiunse la Porta del Carcere, tra la parte finale di via Tomba di Catilina e quella di Ripa della Comunità; a ovest la Porta Lucensis (o Lucchese), alla fine di via degli Orafi.
Si suppone che le mura fossero fatte di pietre calcaree e ciottoli di fiume, posti in filari orizzontali e murati insieme con malta di calce a creare una cinta di 1200 metri circa (si suppone), ma della cui altezza non si ha idea. Si pensa anche che al di fuori, a una distanza di circa 100-150 m da esse – lasciando uno spazio intermedio di sicurezza, spesso privo di vegetazione e di abitazioni, la cui larghezza corrispondeva alla gittata massima delle frecce scagliate dagli arcieri – ci fossero una serie di monasteri.
Quando la popolazione crebbe considerevolmente, si decise erigere un altro perimetro di mura più esterno (nel X sec.) e fu così che il primo fu abbattuto o, in parte, riutilizzato, inglobandolo spesso nelle nuove costruzioni.
Fonte fotografia: Paolo Cerretini






