Come si sa, Pistoia fu sotto i Longobardi (VI-VIII sec.) e del loro dominio sono rimaste qui da noi forti tracce, anche nella scultura, nell’architettura e nella pittura, che testimoniano appunto una forte influenza longobarda nell’arte pistoiese.
Si pensi ai capitelli antropomorfi (dalle sembianze umane) della Chiesa di S.Andrea, ad alcune mostruose protomi ferine (ovvero decorazioni a forma di testa di animale) dei coronamenti della Chiesa di San Bartolomeo in Pantano, oppure ai capitelli degli stipiti della facciata della Chiesa di S.Andrea: tutti mostrano chiaramente una parentela dell’arte pistoiese con la cultura artistica nordica longobarda, nei motivi e nello stile. Come del resto le numerose colonne all’interno di tante chiese e cripte, che si rifanno ai temi arborei, floreali, fitomorfi in genere, ma anche mostruosi, propri dell’arte longobarda.
Nel campo della pittura, sono protagonisti di molte opere i Santi cari ai Longobardi (come San Bartolomeo), e, in particolare, c’è un affresco medioevale nella Chiesa di San Giovanni Fuoricivitas che rappresenta San Michele che uccide il Drago dell’Apocalisse: infatti il tema cristiano dell’Arcangelo Michele che vince il drago diabolico è da ricondurre a quello dell’eroe germanico uccisore del drago (come Beowulf o Sigfrido). È per questo che la monarchia longobarda pistoiese fece di San Michele Arcangelo il suo patrono e lo mise al centro della propria iconografia sacra: le chiese di San Michele in Forcole e S.Michele in Cioncio (nel centro storico), per la quale Guido da Como scolpì il San Michele con il Drago, sono la prova della diffusione in città del culto dell’Arcangelo.
Infine, come nel resto dei loro domini, pure fuori d’Italia, sono da annoverare anche qui a Pistoia due importanti lasciti architettonici dei Longobardi: i campanili e le cripte. I primi, introdotti nell’architettura occidentale proprio da questo popolo, rappresentano la virilità puntata verso il cielo. Proprio all’epoca del dominio longobardo risale la base del campanile della cattedrale di San Zeno, completato nel XIII sec. da Giovanni Pisano. Altra eredità longobarda sono le cripte, locali sotterranei ricavati nella parte più sacra di un edificio religioso, a simboleggiare la femmina, intese come un ventre che accoglie segreti e fecondità.






