Seleziona una pagina
4 Aprile 2024

Mauro Bolognini: un pistoiese grande regista di fama mondiale

Redatto per La Nostra Pistoia.

Un piccolo teatro porta il suo nome e il ristorante a fianco, aperto da un annetto, quello di un suo film, ma i pistoiesi davvero sanno chi era e cosa ha fatto il nostro famoso concittadino Mauro Bolognini, “uno dei più fini metteur-en-scène” del cinema italiano” come di lui hanno detto?

Bolognini era nato a Pistoia, in via Dalmazia, nel 1922. La sua era una famiglia di umili origini, ma non povera, che gli permise di studiare: frequentò il Liceo Classico Forteguerri, anche se non si distinse, e poi si iscrisse ad Architettura a Firenze, corso che lo influenzò tanto nel modo di far cinema. Sin da ragazzo era molto creativo e sentì il bisogno di lasciare Pistoia per andare dove gli fosse permesso di esprimersi appieno. È infatti a Firenze che ebbe le sue prime esperienze di cinema e teatro, anche per l’amicizia con Zeffirelli e Tosi (costumista poi divenuto famoso), suoi compagni d’università, con cui partì alla volta di Roma. Nella capitale iniziò la vera formazione e trovò l’ambiente adatto a sviluppare il suo genio: frequentò il corso di scenografia al Centro Sperimentale di Cinema, perfezionando le sue attitudini artitische, e agli inizi degli anni ’50 cominciò a fare esperienza come aiuto-regista, anche di Luigi Zampa, grande regista neorealista.

Il suo primo film, Ci vediamo in galleria, con protagonisti Nilla Pizzi e Carlo Dapporto, Mauro Bolognini lo girò nel ’53. Da allora fu un crescendo di successi, che ne fecero col tempo un regista di fama internazionale, all’inizio in verità più apprezzato all’estero che in Italia, dove critica e pubblico spesso apparivano scettici, perché ai tempi non vedevano altri che Rossellini, Visconti e Antonioni. Ma poi arrivarono anche da noi premi e consacrazioni e Bolognini viveva a Roma una vita agiata, circondato da amici e colleghi, e sempre operosa: realizzò ben 45 film e una quarantina di allestimenti per opere liriche (a partire dagli anni ’60). Poi negli anni ’90 fu costretto a letto e si dovette fermare. Morì nel 2001, dopo una lunga malattia.

Ad oggi sembra che non gli siano stati tributati ancora i giusti meriti e non abbia il posto che gli spetterebbe nel panorama del cinema italiano: quello di un grande regista dalla notevole conoscenza tecnica e figurativa, dotato di un personalissimo gusto nella messinscena, che peraltro poté lavorare con grandi attori e grandi professionisti.
Tra i suoi film si ricordano Il bell’Antonio, dal romanzo di Vitaliano Brancati, che vinse tanti premi in numerosi festival del mondo ed ebbe un grande rilevo nella sua carriera, perché fu il primo basato su un’opera letteraria. Ne seguiranno altri tratti da romanzi noti, trasposti perfettamente dal regista: Gli indifferenti, con Peter Fonda, Laura Antonelli e Liv Ullmann, dal romanzo omonimo di Alberto Moravia, con musiche di Ennio Morricone (1987); La Viaccia (1961), con Jean-Paul Belmondo e Claudia Cardinale, dal romanzo L’eredità di Mario Pratesi; il suo film più bello e più noto, Metello, dall’omonimo romanzo di Vasco Pratolini che, dopo qualche scetticismo, apprezzò molto il film. Ma girò anche La storia vera della signora delle camelie, con Isabelle Huppert, Fatti di gente perbene, con Giancarlo Giannini e Catherine Deneuve, su musiche di Ennio Morricone, Un bellissimo novembre, con la Lollo, e tanti altri film, noti e meno noti.

Il legame con Pistoia, anche se la lasciò presto, è sempre rimasto forte, perché è qui che Mauro Bolognini visse la sua formazione umana, e il ricordo traspare, anche se velato, pure nei suoi film. Alla città natale, del resto, dedicò anche un documentario, quasi un atto d’amore: I Giorni di Pistoia, del 1983.

Fonte fotografia: Wikipedia

Barbara Bernardi

Barbara Bernardi

Laureata con una tesi in Storia del Giornalismo alla facoltà di Scienze Politiche "C. Alfieri" di Firenze, ha fatto esperienze lavorative variegate, ma ama scrivere da sempre, sia di storia e tradizioni della sua città, che di attualità, moda e molto altro.