Redatto per La Nostra Pistoia.
Proprio davanti alla bellissima Pieve di S.Andrea, in via S.Andrea, c’è un antico Palazzo che oggi ospita opere di arte contemporanea: è Palazzo Fabroni. Alla metà del ‘300 di proprietà di una nobile famiglia pistoiese, i Dondori, nel primo impianto era caratterizzato da una casa-torre, con un orto sul dietro arrivava alle mura della seconda cerchia. All’inizio del XVII secolo fu acquistato dai Fabroni – da cui prese il nome – che alla metà del XVIII secolo lo sottoposero ad una ristrutturazione, unendo i nuclei abitativi distinti e dandogli l’aspetto attuale, molto elegante, con la caratteristica e scenografica facciata dall’andamento curvilineo. I nuovi proprietari vi conservarono molti quadri e una biblioteca fornita sino al 1842.
Nel 1861, con l’Unità d’Italia, il Palazzo passò alla Comunità Civica, che ne trasformò la suddivisione degli spazi interni, e da allora fu adibito a vari usi: fu prima sede della Sottoprefettura, poi dal 1928 al 1945 della Federazione Locale del Partito fascista e quindi di una scuola media statale. In seguito fu sottoposto a un lungo restauro curato dall’Ufficio Tecnico Comunale, che ne riscoprì la struttura originaria annullando le modifiche dell’Ottocento e Novecento e riportando alla luce anche alcuni degli elementi delle case-torri, in parte tuttora visibili al piano nobile.
Oggi Palazzo Fabroni ospita il Centro di Arti Visive Contemporanee gestito dal Comune di Pistoia: su due piani per circa 2000 mq di superficie accoglie esposizioni temporanee ed una ricca collezione permanente.
Quest’ultima è costituita da fondi originari del Museo Civico ed opere acquisite o donate dall’inizio degli anni Ottanta del ‘900. C’è un nucleo di opere di di artisti legati a Pistoia per nascita o adozione, attivi anche a livello nazionale: Mario Nigro, Agenore Fabbri, Gualtiero Nativi. Un altro nucleo è composto da pezzi di Fernando Melani, datati dal 1945 al 1985: sono le opere più grandi e progetti particolari, non collocabili (per ragioni di spazio) nella sua casa-studio di Corso Gramsci. Infine ci sono opere che esprimono i nuovi linguaggi dell’arte contemporanea, donate da molti degli artisti che hanno esposto qui dai primi anni Novanta del secolo scorso, come Barni, Buscioni, Kounellis, Ruffi, Parmiggiani, Tirelli, Garutti, Castellani e altri.
Fonte fotografia: Serge Domingie






