Ebbe luogo l’8 settembre del 1944. Ma come avvenne quella liberazione? Ve lo racconto.
Alla fine dell’agosto del ’44, subito dopo che gli Alleati furono sbarcati sulla costa mediterranea orientale della Francia, i tedeschi che occupavano la città ebbero l’ordine di ritirarsi verso gli Appennini. Fu allora che il CPLN (Comitato Provinciale di Liberazione Nazionale, che riuniva i rappresentanti dei principali partiti antifascisti), si mosse per liberare Pistoia. Il comando dell’XI Zona (la principale formazione partigiana, autonoma e apolitica, guidata dal famoso Pippo) la organizzò, prevedendo che le varie formazioni di partigiani – le altre due principali erano la Bozzi, comunista, e la Fedi, libertaria – confluissero da varie parti della provincia verso il centro nella notte tra il 7 e l’8 settembre.
Le testimonianze non sono concordi, ma pare che l’operazione sia avvenuta senza veri scontri diretti, con lotte limitate e azioni di disturbo in periferia e che il momento culminante sia stato l’8 settembre ’44. Non vi fu una vera insurrezione militare cittadina perché buona parte della popolazione era sfollata, ma essenzialmente Pistoia fu libera per mano dei partigiani pistoiesi, dato che gli Alleati, a parte qualche fugace apparizione di carri armati, giunsero in città solo dopo il 20 settembre. I tedeschi, intanto, per rappresaglia, dovendo cedere, colpirono Pistoia con le mitragliatrici e i cannoni per circa venti giorni, tanto che la nostra città sarebbe uscita dal conflitto come una delle più ferite d’Italia.
E non va dimenticato che sui monti alcune formazioni partigiane continuarono a combattere anche dopo l’8 settembre, perché tutta la parte nord della provincia venne liberata solo nell’aprile del ’45. La liberazione dal nemico nazifascista ad opera dei pistoiesi stessi fu comunque un fatto di grande importanza politica, psicologica e militare per tutti gli abitanti, dando loro ancora più forza per ricominciare.
Fonte fotografia: Istituto Storico Resistenza






