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14 Aprile 2024

Scipione de’ Ricci a Pistoia: la “riforma” della Chiesa e i danni alla nostra arte

Redatto per La Nostra Pistoia

Dal 1780 al 1791 la Diocesi di Pistoia e Prato fu guidata da un Vescovo animato da ideali giansenisti, che voleva tornare alla Chiesa delle origini, eliminando tutti quei privilegi che il clero aveva acquisito e rafforzandola con una stretta alleanza con il potere temporale, rappresentato dal Granduca di Toscana Pietro Leopoldo: era Scipione de’ Ricci. Uomo intransigente, non si attirò certo simpatie, specie tra i vertici ecclesiastici, ma anche nella popolazione. Se è vero che da un lato operò uno snellimento necessario per la Chiesa pistoiese, dall’altro causò grossi danni al nostro patrimonio di edifici religiosi ed alle opere d’arte in essi ospitate, specie quelle risalenti al Medioevo, epoca la cui religiosità egli voleva assolutamente superare.

A Pistoia al momento dell’insediamento di Scipione de’ Ricci parrocchie, monasteri e conventi erano presenti in gran numero, senza dubbio eccessivo: si contavano 23 parrocchie e una trentina di istituzioni monastiche e conventuali con i luoghi di culto annessi (in tutto più di 100), oltre a congregazioni varie, per cui c’era un edificio sacro ogni circa 70 abitanti! Il Vescovo decise la soppressione di tante di esse, l’annessione alla Diocesi di altre di campagna o montagna e la cessione di alcune a Pescia, con un riassetto certo più organico e positivo della Diocesi stessa. In più, per eliminare dalla fede popolare quei riti e forme di devozione che riteneva superstizione (come il culto dei santi, quello di molte reliquie, le infinite processioni ecc.), proibì, tra l’altro, alcuni culti e ordinò che nelle nuove chiese si costruisse un solo altare.

Tutto questo però significò anche anche vendita di molte chiese e conventi e/o la perdita o distruzione di affreschi, sculture, altari, suppellettili preziose ed altre opere d’arte. Fu praticamente distrutta la Cappella di San Jacopo nella Cattedrale e vennero venduti gli argenti del Tesoro di S.Jacopo e della Madonna dell’Umiltà; molte opere d’arte, tra cui tante tele di epoca rinascimentale e barocca, furono cedute alle Gallerie Reali Fiorentine, ma tante altre, anche di gran valore, si vendettero all’incanto per far cassa, come molte chiese, destinate ai più vari usi (divennero opifici, abitazioni, botteghe, magazzini ecc.), snaturate e svilite nel loro valore artistico e storico. Molto del denaro così ottenuto confluì nell’appena costituito Patrimonio Ecclesiastico, creato per amministrare la Diocesi. Se ne trassero anche i soldi per la costruzione, voluta dallo stesso Scipione de’ Ricci, del Palazzo Vescovile e del Seminario Vescovile, posti uno di fronte all’altro su Via di Porta Lucchese (oggi Via Puccini).

Ma ben presto il Vescovo, che in questa sua radicale riforma minacciava tanti privilegi costituiti, dopo la convocazione del cosiddetto Sinodo di Pistoia (1786), fu “fatto fuori” dai vertici ecclesiastici toscani e della Santa Sede e, perso l’appoggio del Granduca, con i tumulti nel 1790, fu costretto alla fuga da Pistoia e nel 1791 alle dimissioni.

Barbara Bernardi

Barbara Bernardi

Laureata con una tesi in Storia del Giornalismo alla facoltà di Scienze Politiche "C. Alfieri" di Firenze, ha fatto esperienze lavorative variegate, ma ama scrivere da sempre, sia di storia e tradizioni della sua città, che di attualità, moda e molto altro.