Non tutti i pistoiesi conoscono un personaggio che nel XX secolo ha dato lustro a Pistoia, la sua città: lo scrittore e giornalista Sergio Civinini. Anche lui poté godere dell’influsso benefico di quel “vento della creatività” che soffiava in Via del Vento (oggi Via Ventura Vitoni), la traversa di via della Madonna dove vissero altri due scrittori più noti: Gianna Manzini, anche lei pistoiese di nascita, e Piero Bigongiari, che di Pistoia fece la patria d’adozione.
Nato nel ’29 in una famiglia di piccoli artigiani, rimasto presto orfano di padre e costretto a lasciare gli studi, abitò in quella stradina dal ’45 al ’49. In difficoltà economiche, fece molti lavori diversi – il fattorino, l’apprendista meccanico, l’impiegato e poi l’operaio nelle officine San Giorgio di Pistoia per 5 anni – ma coltivava al contempo la passione per la scrittura, quella che lo portò a diventare narratore e giornalista. Un ruolo importante nella sua carriera letteraria l’ebbe indubbiamente il famoso scrittore Elio Vittorini, cui si rivolse a soli 17 anni con una lettera nella quale proponeva i suoi racconti per il “Politecnico”, prestigiosa rivista su cui pubblicò anche l’esordiente Italo Calvino, diretta appunto da Vittorini, che lavorava anche all’Einaudi. Da questa corrispondenza emerge quanto fosse vitale per Civinini la scrittura: “Per me lo scrivere è una cosa indispensabile”. Vittorini, dopo un po’ di titubanza, decise di lanciare questo scrittore giovanissimo, facendo uscire sul “Politecnico” tutti e tre i racconti proposti: Ricordo e dolore (che ha per tema la morte della nonna), Il mio primo lavoro (spaccato della condizione operaia) e Una carezza tra la neve (sul sesso mercenario).
Nel frattempo collaborava a varie testate giornalistiche, come «Botteghe Oscure», diretta da Giorgio Bassani, il «Paese» di Roma, «Il Nuovo Corriere» di Firenze e, più tardi, «Paese Sera». È nel ’52 che, pur sconsigliato da Vittorini che vedeva incompatibile la professione di scrittore e il giornalismo – “Ti rovini, nelle tue possibilità di scrittore. Giornalismo e poesia (e letteratura se vuoi) sono cose che si eliminano a vicenda” – inizia davvero a lavorare come giornalista. Nel frattempo gli erano stati pubblicati dei racconti su “Milano Sera” ed altre riviste e nel ’55 finalmente uscì nella collana “I gettoni” di Einaudi, diretta proprio da Elio Vittorini, una sua piccola raccolta di otto racconti: Stagione di mezzo. Nella collana “Narratori” della Vallecchi, diretta da Bilenchi e Mario Luzi (grande poeta fiorentino), pubblicò la raccolta di racconti Una sera con te, nel 1964. Ma dopo Civinini si dedicò totalmente al giornalismo, spesso di inchiesta, per documentare le condizioni di alcune categorie di lavoratori (i minatori in Maremma, gli agricoltori ecc.) anche con autorevoli saggi e pure servizi radiofonici e televisivi.
Il lavoro lo portò via da Pistoia, a Grosseto, la Spezia e infine a Roma, dove si trasferì nel ’63 e rimase fino alla morte, nel 1987.
Fonte fotografia: Via Del Vento






