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31 Luglio 2024

Un brignoccoluto buonissimo

Brignoccoluto Pistoia

Da sempre donati per festeggiare eventi importanti della vita, ricorrenza significative, come matrimoni, lauree, comunioni, anniversari ecc., i confetti che tutti conoscono sono quelli lisci dalla forma a fagiolo, in cui un involucro di zucchero racchiude una mandorla o altro ripieno. Ma a Pistoia ci vogliamo distinguere anche su questo piano. Tra le specialità dolciarie della nostra città c’è infatti il confetto tondo e birignoccoluto (cioè dalla superficie non liscia), che si produce e si mangia da noi sin dal Medioevo.

Sì, perché si ha notizia di questi confetti fin dal 1372, quando erano consumati il 25 luglio per festeggiare il patrono San Jacopo. A farli era l’Antica Spezieria de’ Ferri, che offriva gli anici confecti – come si chiamavano allora, perché fatti con il coriandolo ovvero l’anacino – alle autorità cittadine dell’Opera di San Jacopo. La tradizione si è perpetuata sino ad oggi e queste bontà son ancora realizzate in modo artigianale – non con le macchine industriali come quelli classici –, attraverso un procedimento che richiede un’alta professionalità, complesso, lungo (ben 10 ore) ed anche piuttosto costoso.

Bianchi e con un leggero retrogusto di vaniglia, hanno varie dimensioni (si va da 5 g di peso sino a 150 g) e tante varianti di ripieno, che si è rinnovato col tempo: dal classico anacino, al cioccolato, alla nocciola, all’arancio candito ecc. Dal 1918 i confetti di Pistoia originali sono prodotti dalla Confetteria Corsini, nel cui laboratorio gli ingredienti sono posti a girare in una caldaia di rame, azionata da una puleggia e denominata bassina: qui viene data una prima leggera ricopertura con zucchero bianco naturale. Nella fase successiva i confetti sono rimessi nella caldaia, dove vengono fatti girare per 10 ore: mentre rotolano, da un imbuto scende lo zucchero liquido (a volte arricchito di coloranti naturali, per dare al rivestimento un colore diverso) che va a formare la superficie bitorzoluta. Una volta terminata questa lavorazione, il confetto “a riccio” è posto a raffreddare in modo naturale su una tela, per poi finire a deliziare il palato di tanti, pistoiesi e non solo!

Fonte fotografia: Wine News

Barbara Bernardi

Barbara Bernardi

Laureata con una tesi in Storia del Giornalismo alla facoltà di Scienze Politiche "C. Alfieri" di Firenze, ha fatto esperienze lavorative variegate, ma ama scrivere da sempre, sia di storia e tradizioni della sua città, che di attualità, moda e molto altro.