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14 Giugno 2024

Un soldato e uomo di valore dalla lunga vita: Arturo Bargellini

Arturo Bargellini

Una vicenda come quella di altri italiani, ma che val la pena di essere raccontata. È la – lunga – storia di un pistoiese, che combatté con coraggio e lealtà la II guerra mondiale, ne uscì con onore e, in seguito, tornato a Pistoia, si costruì una famiglia e visse molto a lungo e in serenità nella sua città.
Arturo Bargellini era nato il 30 luglio del 1908 a Groppoli, tra Spazzavento e Serravalle. Quarto di 8 figli di una famiglia modesta, sin da piccolo dovette darsi da fare e affrontare tante difficoltà: solo per andare a scuola, insieme alla sorella percorreva km a piedi, anche sotto le intemperie, portando sulle spalle una cartella rilegata col fil di ferro e ai piedi zoccoli di legno. Quando il padre fu chiamato alle armi durante la I guerra mondiale, Arturo dovette lavorare i campi e occuparsi dei fratellini insieme alla madre, tanto che i compiti di scuola li svolgeva alla sera tardi alla luce di un lumino ad olio.

Nel 1929 fece il servizio militare a Bologna, nel Reggimento Lancieri, e quando nel ’40 l’Italia entrò nella II guerra mondiale fu richiamato alle armi. Stanziato a Bologna col 3° squadrone Cavalleria Savoia, partì per la Campagna di Russia, viaggiando per 21 giorni su un treno merci. Fu durissima, per lui e per tutti gli altri soldati che la vissero: ben due inverni, quelli del ’41 e del ’42, nelle valli di Kiev, con abbigliamento e scarpe che non potevano riparare da quel freddo terribile, patito durante lunghi giorni in trincea, spesso coperti con la neve per evitare di essere colpiti dai Russi. Gambe e piedi congelavano e tanti morirono, anche per le temperature proibitive e la fame, come Arturo ha raccontato. La ritirata della campagna di Russia fu davvero tragica. Arturo diceva di essere stato fortunato, perché lui aveva visto morire tanti uomini, ma si era salvato.

Tornato in Italia, venne dislocato prima a Parma e poi a Mantova e fu qui che lo sorprese l’armistizio, l’8 settembre del ’43: è forse di quel giorno una delle tante cartoline e lettere cariche d’emozione tramite le quali si teneva in contatto con i familiari. Dovette quindi scegliere se continuare a combattere dalla parte dei tedeschi o essere mandato in un campo di concentramento in Germania. Scelse la seconda opzione e fu inviato al lavoro coatto in terra tedesca. Qui Arturo, prigioniero XIII C, lavorava 12 ore al giorno per fabbricare cuscinetti a sfera per le armi, patendo la fame, tanto da cercare nei bidoni della spazzatura qualcosa da metter sotto i denti. Dal campo di detenzione scrisse alcune lettere ai familiari in cui, in un buon italiano (nonostante avesse solo la III elementare) chiedeva notizie sulla loro salute e li rassicurava; non poteva dire niente di più, perché tutta la posta era strettamente controllata. Finalment, nell’aprile del 1945 fu liberato dagli angloamericani e, viaggiando con mezzi di fortuna, 2 mesi dopo riuscì a tornare a Pistoia.

Ricominciò a vivere: aveva 37 anni e i suoi fratelli si eran già sposati, ma non si risparmiava mai. Accudiva l’anziana madre e lavorava duramente, prima in proprio poi come dipendente, nei campi di Groppoli: arava, raccoglieva le olive e le portava al frantoio, vendemmiava il suo podere e quelli dei vicini, che spesso aiutava, e nel tempo libero frequentava le serali, dove prese il diploma elementare. Poi si sposò ed ebbe una figlia. Lui, che si era dato tanto da fare, dovette anche lavorare più a lungo del previsto per godere della pensione, perché durante gli anni del militare non gli erano stati versati i contributi. Negli anni ’80, rimasto vedovo da poco, si trasferì a Pontelungo con la figlia, e qui trascorse la vecchiaia, facendo lunghe camminate e discutendo con gli amici degli argomenti più vari. A chi gli chiedeva il segreto della sua longevità diceva: “Cibo moderato, vino poco o nulla e tanto movimento”. Fu festeggiato a dovere per i suoi 100, 101 e 102 anni, dal sindaco di Pistoia, dalla CGIL, da vari presidenti di circoscrizione e da due comandanti del 3° Reggimento Cavalleria Savoia di Grosseto, che intervennero al suo 102° compleanno, omaggiandolo anche con una Croce di guerra al merito. Morì il 16 giugno del 2011.

Fonte fotografia: Associazione 9Cento

Barbara Bernardi

Barbara Bernardi

Laureata con una tesi in Storia del Giornalismo alla facoltà di Scienze Politiche "C. Alfieri" di Firenze, ha fatto esperienze lavorative variegate, ma ama scrivere da sempre, sia di storia e tradizioni della sua città, che di attualità, moda e molto altro.